Recensione di:

Lucia Majer

Critico d'arte, giornalista e scrittrice
"Il mistero dell'esistenza, gradatamente si svela, oltrepassiamo la materia e la superficie per entrare nei meandri di un mondo, affascinante che recupera memorie perdute"

Il gesto si fa spasmodico, veloce. Il colore si dilata e scivola libero sulla superficie che d’improvviso si increspa per poi squarciarsi. L’energia si concentra in una densa pennellata e poi esplode. Tutto sembra diventare magma incandescente. Il quadro palpita, respira, vive e si sviluppa come un organismo autonomo

La pittura di Gianni Piva si propone così, immediata e priva di mezzi termini. I toni caldi e freddi, stemperati da una pennellata intensa e sinuosa, emergono da una calligrafi a decisa comunicando suggestioni ed atmosfere che sgorgano da un rapporto diretto con la realtà naturale. Questi i dati formali che emergono dall’espressività di un autore che, con un temperamento energico, fonde mirabilmente le impressioni del vissuto con gli echi che nascono dalla sua interiorità.

La pittura unisce le due situazioni, codifica le forze vitali che regolano l’esistenza dell’uomo e della natura, libera i profili mobili dei colori, o meglio della materia, in un contesto che assume profonde connotazioni simboliche. Le dimensioni stilistiche rivelano un temperamento di matrice neo espressionista, dato dalla purezza della pennellata e dalla stesura autonoma del colore che a seconda del momento creativo si addensa in macchie e strutture concentrate oppure si dilata in raffi nati tonalismi.

Tutto nasce dal profondo dell’anima per trasfigurare emozioni e sensazioni rapprese nell’uso di sfumature accese alternate a tonalità più cupe, a tocchi lievi insieme a segni incisivi che scivolano liberamente sulla superficie per dar vita a lontane oro-grafie marine, a croste terrestri lacerate dal fuoco, a tracce di scrittura arcaica memore di antiche culture. Il percorso gradatamente prende vita.

L’autore privilegia il rapporto di contrasto tra toni, sgocciolature a drapping di rosso e nero, strappi bianchi con fondi neri o neri su rossi, inserti di luce dati dalla foglia oro su bruni effetto combustione, collage con sacchi di iuta e leggere sfumature iridescenti. Lo sguardo dell’osservatore si fissa su alcuni particolari, sulle lingue di luce, sulle scaglie di materia, sui frammenti che riformano la grana interna ovvero l’essenza della terra, del fuoco, dell’aria e dell’acqua. D’un tratto ci accorgiamo del riflesso emotivo che emana ogni tela.

I quadri di Gianni Piva creano una dimensione suggestiva che riflette la dilatazione psichica e profonda dell’animo umano, trasfigurano cioè la simbiosi tra uomo e ambiente. Egli ci mostra il lato meno conosciuto delle cose energia vitale, mentre l’occhio esterno si somma mirabilmente con le pulsioni interne. Le forme sinuose, i ritmi sovrapposti, l’energia sottesa, i bagliori di luce che fanno da contrappunto alle zone in ombra trasfigurano per l’autore la presenza della tensione fisica che pervade l’esistenza. Così la tela assume la qualità dell’oggetto di conoscenza divenendo il luogo dove gli elementi naturali stabiliscono opposizioni e relazioni, dove l’esperienza del mondo, il vissuto esistenziale, la vitalità e l’energia dinamica convergono nelle aspirazioni poetiche espresse dall’autore. Infatti tutto procede entro una semplificazione fenomeno logica, eliminando ogni elemento ritenuto accessorio, per giungere alla definizione della vera sostanza percettiva o della suggestione visiva che si vuole rappresentare. Il fenomeno viene ricondotto dal pittore alla sua essenza più originaria dove confluiscono nel contempo le passioni e gli stati d’animo dell’intimo.

Il temperamento artistico di Gianni Piva si dipana gradatamente e diventa un mezzo per esprimere in maniera efficace con screziature, fenditure e masse fluide la forza comunicativa di ciò che ci circonda insieme a dettagli che imprimono a ogni singolo quadro una autonoma e trasfigurata bellezza. La pittura segna l’incontro tra la pulsione interiore ed il modello linguistico espressi insieme in una equilibrata dialettica tra la forma ed il contenuto. Gianni Piva vive la pittura con un animo libero seguendo ogni sensuale variazione psichica che si risolve nelle forme lievitanti nella luce, nei gesti decisi, nella tangibilità materica dei soggetti che riflettono un’autentica energia organica.

La sua poetica si fa quindi indagine sul valore intimo delle forze che appartengono alla realtà interna ed esterna delle cose, analisi delle pulsioni che controllano l’emotività e nel contempo l’espressione artistica. Il quadro comunica, stimola sensazioni sempre nuove e profonde. La sorpresa è inevitabile, si ha la sensazione di trovarsi davanti qualcosa che coinvolge autore e spettatore allo stesso modo, a un processo di stravolgimento in cui tutto si scioglie e nel contempo si amalgama. Il mistero dell’esistenza gradatamente si svela, oltrepassiamo la materia e la superficie per entrare nei meandri di un mondo affascinante che recupera memorie perdute.