RECENSIONE CRITICA su Giani Piva

Hanno scritto di lui

GIOVANNI FACCENDA - Critico d'arte

La peculiare consistenza materica che contraddistingue la pittura di Gianni Piva echeggia, ovunque, profondissime risonanze liriche. Quasi fossero proiezioni fisiche del proprio variegato universo interiore, i paesaggi che egli dipinge mostrano, innervati in una singolare connessione di rapporti, abbandoni emozionali che indovini radicati nell’anima. Vi respiri gli umori e, insieme, le fragranze più intense di una natura feconda di impressioni, colte all’aurora o al tramonto, in autunno o a primavera, a latitudini prossime o remote.

MARIO DAL BELLO - Critico d'arte

Appare comunque evidente la voluta indeterminatezza progettuale, dove la materia cromatica sembra espandersi e proliferare sul supporto senza premeditazione, e persino senza una precisa consapevolezza, da parte dell’autore, del risultato finale.

Una solarità che è riferibile non solo alle sue scelte cromatiche, ma anche, e soprattutto, alle suggestioni visive che provengono dalla sua capacità di mediare e di partecipare alla vita brulicante dell’universo.

GIANLUCA GAUDIO - Critico d'arte

Appare comunque evidente la voluta indeterminatezza progettuale, dove la materia cromatica sembra espandersi e proliferare sul supporto senza premeditazione, e persino senza una precisa consapevolezza, da parte dell’autore, del risultato finale.

Una solarità che è riferibile non solo alle sue scelte cromatiche, ma anche, e soprattutto, alle suggestioni visive che provengono dalla sua capacità di mediare e di partecipare alla vita brulicante dell’universo.

PAOLO LEVI - Critico d'arte

Gli esordi di Gianni Piva sono stati figurativi, e connessi a una capacità manuale istintiva, che si è esercitata sin dalla prima giovinezza in assoluta libertà, al di fuori delle scuole d’arte. Da parte sua Gianni Piva sottolinea la continuità con il suo lavoro iniziale di paesaggista, considerando le sue sperimentazioni di oggi come l’evoluzione fruttuosa di un’illuminazione primaria, che si è trasformata, attraverso un processo di interiorizzazione e di sottrazione del superfluo, in sintesi poetica.

MARCO BEVILACQUA - Critico d'Arte

Nella sua arte non esistono padrini, ne padri putativi. Vi si possono rintracciare echi di informale, di astratto, di action painting, perfino di impressionismo. Ma mai si sfugge alla sensazione che il grande Piva sia un prodotto esclusivo di sé stesso, di un processo maieutico fondato sulla sua capacità di emozionarsi, prima ancora che di osservare. “Il mio lavoro vuole essere un continuo contatto con il creato - spiega Piva - conduco una sorta di ricerca descrittiva, analitica, di tutto ciò che mi circonda, scavando nel particolare, entrando con l’immaginazione attraverso le ali di una farfalla, osservando le meravigliose sfumature di colori di una cellula di selenio, ascoltando la musica di un’onda che si infrange su una spiaggia deserta, cercando il contatto o diretto, fisico, di un campo di grano, di una distesa di prati in fiore, facendo vuoto dentro il mio cuore”...

PAOLO RIZZI - Fù Critico d'arte

La pittura si fa quindi (ma il termine è errato) astratta: nel senso che si fa rappresentazione di un intrico che diventa, inevitabilmente psichico. Sta qui il fascino di questa pittura. Essa riflette un mondo esterno (quello che vediamo continuamente davanti a noi) e, nello stesso tempo, è il tramite di un viaggio profondo nel subconscio, laddove pulsa l’aspetto più organico della vita. L’immaginazione ci spinge lontano. Quel che è evidente di prim’acchito è che la pittura risponde sempre, in modo serrato, alla conformazione organica di chi la muove. La frenesia, l’eccitazione, l’impulsività del gesto: tutto nasce da una personalità ben precisa. È qui che ci si rende conto come Gianni Piva rifiuti ogni accondiscenza stilistica, ogni manierismo, ogni soluzione d’accatto..

GABRIELLA NIERO - Critico d'arte

Il percorso gradatamente prende vita. L’autore privilegia il rapporto di contrasto tra toni, gocciolature a dripping di rosso e nero, strappi bianchi con fondi neri o neri su rossi, inserti di luce dati dalla foglia oro su bruni effetto combustione, collages con sacchi di juta e leggere sfumature iridescenti. Lo sguardo dell’osservatore si fi ssa su alcuni particolari, sulle lingue di luce, sulle scaglie di materia, sui frammenti che riformano la grana interna ovvero l’essenza della terra, del fuoco, dell’aria e dell’acqua. Il temperamento artistico di Gianni Piva si dipana gradatamente e diventa un mezzo per esprimere in maniera efficace con screziature, fenditure e masse fluide la forza comunicativa di ciò che ci circonda insieme a dettagli che imprimono a ogni singolo quadro una autonoma e trasfigurata bellezza. La pittura segna l’incontro tra la pulsione interiore ed il modello linguistico espressi insieme in una equilibrata dialettica tra la forma ed il contenuto.